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Samsung acquisterà i sensori ultrasonici per impronte sotto al display da due diversi produttori

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La pratica del dual sourcing è molto diffusa nell’ambito della telefonia mobile. Spesso i colossi dell’elettronica di consumo che approcciano questo tipo di prodotto sono obbligati, per questioni di marketing e disponibilità materiale, ad acquistare i componenti che finiranno nei propri prodotti da due o più fornitori.

Da sempre, il dual sourcing è stato visto dagli appassionati di tecnologia come una sorta di “male incombente“, pronto a trasformare il proprio dispositivo in un disastro tecnologico. Apple è stata la prima ad entrare nel mirino degli scandali che riguardano il dual sourcing, quando poco dopo la presentazione di iPhone 6, si scoprì che la casa di Cupertino utilizzava due diverse filiere per la produzione dei propri chip, e che sfortunatamente una era meno performante dell’altra.

SAMSUNG: DUAL SOURCING SUI SENSORI DI IMPRONTE DI GALAXY S10

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Samung Galaxy S10: ecco il lettore ultrasonico di terza generazione per le impronte digitali | Evosmart.it

Samsung non è sicuramente nuova a questa pratica: prendiamo d’esempio i sensori fotografici dei top di gamma della casa coreana. Moltissimi smartphone della serie S e Note sono equipaggianti con sensori Sony IMX, mentre alcuni vengono dotati dei sensori proprietari Samsung ISOCELL. Spesso le differenze sono minime ed impercettibili, ma ci sono, e potrebbero inficiare l’esperienza d’uso del prodotto finito nel caso in cui una componente sia meno qualitativa dell’altra.

La casa coreana sembra aver deciso di estendere il dual sourcing anche ai sensori di impronte ultrasonici che verranno posti al di sotto del display dei nuovi Samsung Galaxy S10. Il motivo, attualmente è ignoto, ma si pensa che possa trattarsi di una situazione di scarsa disponibilità delle componenti, che ha costretto Samsung a rivolgersi a O-film e GIS per la produzione dei sensori.

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Tecnicamente non dovrebbero esserci differenze maggiori tra le due componenti, in quanto entrambe sono sviluppate grazie ad una collaborazione con Qualcomm, che si occupa anche di revisionare e supervisionare il progetto, imponendo degli standard qualitativi piuttosto rigidi.

In ogni caso, speriamo che la “mano ferma” di Qualcomm possa aiutare veramente queste due aziende nello sviluppo dei sensori, minimizzandone le differenze in modo tale da offrire la stessa esperienza su entrambi i tipi di periferica.

E voi cosa ne pensate del dual sourcing? Ritenete che sia necessario oppure che sarebbe meglio rivolgersi ad un singolo produttore? Fatecelo sapere qua sotto nei commenti!

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Via: GSMArena
Fonte: digitimes

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