Curiosità

Google Fuchsia aggiunge il supporto a Kirin 970

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Google Fuchsia OS è un ambizioso progetto di Google che ha come obiettivo l’unificazione dei sistemi operativi Chrome OS e Android in un unico OS. Questo dovrebbe fornire ai dispositivi dotati di Google Fuchsia una maggior versatilità per quanto riguarda le diverse situazioni di utilizzo dei dispositivi in mobilità.

Era ormai qualche tempo che non si sentiva parlare di questo ambizioso progetto di Google, quasi come se esso fosse sparito dai piani della compagnia. In realtà, così non è stato, infatti il team di sviluppo di Google Fuchsia ha da poco aggiunto il supporto al SoC Huawei HiSilicon Kirin 970 al kernel di Fuchsia.

GOOGLE FUCHSIA OS: LO SVILUPPO CONTINUA
fuchsia patch

Uno dei dispositivi di test di Google Fuchsia sembrerebbe essere infatti Honor Play, uno smartphone basato sul SoC Kirin 970, che dovrebbe aver ricevuto una prima release del kernel Zircon, il cuore di Google Fuchsia OS. Osservando i metadati del commit della patch che introduce il supporto a Kirin 970, possiamo scorgere la presenza di un componente del team di sviluppo in possesso di un indirizzo email huawei.com, fattore che potrebbe dimostrare un certo tipo di collaborazione tra Huawei e Google per lo sviluppo del nuovo sistema operativo.

Fuchsia inoltre si tratta di un progetto completamente scollegato dallo sviluppo di Android e Chrome OS, ed infatti non utilizza il kernel Linux come base. Google ha infatti deciso di creare un Microkernel dedicato chiamato appunto Zircon, che sembrerebbe essere in sviluppo attivo per quanto riguarda Honor Play.

La prima build di test funzionante è stata testata su Google Pixelbook, e se volete darci un’occhiata, vi lasciamo qua sotto un video demo che mostra alcune delle caratteristiche principali di questo nuovo OS.

Le origini del progetto sono riconducibili all’anno 2016, quando Fuchsia è comparso su Github come l’incarnazione di un progetto apparentemente indipendente da Google, un progetto interessante ed allo stesso tempo ambizioso che potrebbe di fatto rivoluzionare alcuni concetti base dell’utilizzo dei dispositivi mobili.

Via: GSMArena

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